IIS VOLTERRA ELIA • ANCONA

GIORNATA DELLA MEMORIA 2019

Noi studenti della classe 4AI in occasione della Giornata della Memoria abbiamo partecipato in data venerdì 25 gennaio alla cerimonia itinerante di svelamento e inaugurazione di sei nuove pietre d’inciampo, in un tragitto che partendo dalla sinagoga ci ha portato fino a piazza Cavour.

 Le sei pietre d’inciampo, collocate sui marciapiedi antistanti le abitazioni o i luoghi di lavoro dei commemorati, ricordano i fratelli Romilde e Umberto Coen (via Astagno, 10), Alberto Pacifici, segretario della Comunità ebraica di Ancona (via Bernabei, 12), i coniugi Enrica e Mosè Coen (corso Garibadi, 28), e l’antifascista Andrea Lorenzetti (piazza Cavour, 10).

Durante la cerimonia si sono susseguiti numerosi interventi e riflessioni da parte delle autorità, dei membri della Comunità ebraica, dei familiari delle vittime, degli alunni delle scuole anconetane presenti. In sinagoga, Paolo Marasca, assessore alla cultura, ha sottolineato la funzione delle pietre d’inciampo, non tombe ma oggetti fisici capaci di accogliere e rendere visibile e durevole la memoria che di per sé appare labile e astratta. Lo storico Marco Labbate ci ha fatto riflettere sul concetto di perdita e su quanto la Shoah e tutte le tragedie umane vadano in realtà a falcidiare le possibilità dell’umanità stessa che vede svanire ipotetiche menti brillanti. Chissà quali e quanti contributi avrebbero offerto all’umanità i milioni di vittime del nazifascismo! Oltre che su questo aspetto, Labbate ha posto il focus sul fatto che la Shoah non deve diventare un evento drammatico sostituibile con altro e non deve assolutamente decadere fino a farsi manifesto di una sorta di vuota ritualità d’apparenza; dovrebbe invece colpirci, anche oggi, un senso di vergogna per quanto accaduto.

A noi studenti del “Volterra-Elia” è stata affidata la memoria del concittadino Andrea Lorenzetti (1907-1945), diplomato ragioniere e poi a Milano procuratore di Borsa, tra i rifondatori e gli animatori del Partito Socialista clandestino, tra gli organizzatori del grande sciopero milanese del 1 marzo del 1944, colpito da delazione, arrestato, incarcerato a S. Vittore e poi condotto a Fossoli, Bolzano e Mathausen-Gusen. Abbiamo avuto l'onore di conoscere il figlio Guido che ha reso la sua testimonianza nei pressi della casa di famiglia in piazza Cavour.

Studiando la biografia e l'epistolario di Andrea Lorenzetti, ci ha colpito il fatto che abbia rifiutato incarichi prestigiosi che lo avrebbero però compromesso col fascismo, questo in nome di principi e di ferme convinzioni socialiste e antifasciste.

Solitamente la forza dell’eroe viene riconosciuta nell’attimo di massimo sacrificio, quando in realtà ciò che ne definisce l’integrità è la coerenza con la quale gli ideali diventano vita e poi, in certi casi, morte. A nostro avviso, in questa coerenza abbiamo visto tanto amore, un amore estremo per la libertà, per il prossimo, per la giustizia e per il diritto inalienabile di vivere e non sopravvivere.

Non possiamo neanche immaginare che atmosfera ci fosse in casa quando dal campo di Fossoli arrivavano le due lette mensili che Andrea poteva inviare e che sono raccolte nel suo epistolario.

La storia più che ciclica sembra essere affetta da Alzheimer, sembra imprigionata nell’impossibilità di poter raggiungere le memorie e le testimonianze che le danno un senso ed è per questo che il testamento di Andrea Lorenzetti, dettato nel campo di Mathausen-Gusen, rappresenta per noi un patrimonio collettivo inestimabile attraverso il quale riscoprire i valori dell'antifascismo per combattere le piaghe del nostro tempo, ovvero l’indifferenza e il dilagare degli estremismi, osiamo scrivere con grande rispetto, come avrebbe fatto Andrea.

Memoria_2_2019

Memoria_1_2019


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