ArcheoChimica

ARC_10Come si riconosce un falso archeologico? In che modo la chimica e le moderne tecniche di analisi possono contribuire alla tutela del patrimonio culturale? Sono queste le domande che hanno guidato il progetto ArcheoChimica – “La scienza e il problema delle falsificazioni del patrimonio culturale”, che ha coinvolto gli studenti delle classi 4ACH e 5ACH in un percorso di ricerca e sperimentazione tra scienza, archeologia, restauro e legalità.
I beni culturali rappresentano una delle espressioni più alte dell'identità di un popolo. Danneggiare, sottrarre o falsificare opere e reperti significa privare le generazioni presenti e future di una parte fondamentale della propria memoria storica e culturale. Per questo motivo la tutela del patrimonio archeologico, storico e artistico costituisce una responsabilità condivisa e richiede competenze sempre più specialistiche.
Partendo da queste riflessioni, il progetto ha affrontato il tema delle falsificazioni nel patrimonio culturale, un fenomeno complesso che coinvolge aspetti storici, artistici, economici e giuridici. Gli studenti hanno potuto comprendere come le tecniche scientifiche rappresentino oggi uno strumento fondamentale per l'autenticazione dei manufatti, per il contrasto dei traffici illeciti e per la diffusione di una cultura della legalità applicata ai beni culturali.
L'iniziativa è nata grazie alla possibilità di lavorare su reperti autentici, manufatti di dubbia attribuzione e falsi, messi a disposizione per lo studio nell'ambito di una significativa collaborazione tra il Volterra Elia, l'Università di Camerino e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche.
Gli studenti hanno concentrato le proprie indagini su manufatti bronzei e opere policrome, utilizzati come casi studio per verificare l'efficacia di diverse metodologie di analisi. Le attività si sono svolte sia presso i laboratori dell'Istituto sia presso quelli universitari, consentendo ai ragazzi di confrontarsi con strumenti e procedure utilizzati nella ricerca scientifica e nella diagnostica applicata ai beni culturali.
Il lavoro, coordinato dalla prof.ssa Lea Messini con la collaborazione del prof. Giuseppe Di Pietro, del dott. Fabio Milazzo e della dott.ssa Graziella Roselli, ha previsto la caratterizzazione morfologica e chimica dei reperti attraverso tecniche invasive e non invasive, tra cui la spettrometria ICP-OES e la fluorescenza a raggi X (XRF). L'obiettivo era confrontare i dati ottenuti da manufatti autentici, reperti dubbi e falsi per individuare elementi distintivi utili all'elaborazione di possibili protocolli di autenticazione.
L'approccio adottato è stato fortemente interdisciplinare: dall'osservazione diretta dei manufatti all'analisi scientifica di laboratorio, gli studenti hanno integrato competenze chimiche, archeologiche, storico-artistiche e diagnostiche in un autentico percorso di ricerca applicata.
Particolarmente significativo è stato l'impegno degli studenti Tommaso Pucciarelli e Pietro Lambertucci della classe 5ACH, che hanno partecipato con continuità e rigore alle attività di analisi e alla presentazione conclusiva del progetto.
Un sentito ringraziamento va a tutti gli enti e ai professionisti che hanno collaborato all'iniziativa: il Luogotenente Alberto Monfardino e l'Appuntato Scelto Antonio Merola del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale; la dott.ssa Ilaria Venanzoni, funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche; il dott. Fabio Milazzo, funzionario restauratore della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche; la dott.ssa Graziella Roselli, docente di Diagnostica per i Beni Culturali presso l'Università di Camerino.
Attraverso ArcheoChimica gli studenti hanno potuto sperimentare concretamente come la ricerca scientifica possa contribuire alla conservazione del patrimonio culturale e alla difesa della legalità, sviluppando competenze tecniche avanzate e una maggiore consapevolezza del valore storico, artistico e civile dei beni che custodiscono la nostra memoria collettiva.

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